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Security Technologies: una storia tra passato e futuro

E’ il 1958 quando Remo De Feo, ex dipendente della Ericsson, apre le porte di un’officina per la riparazione di elettro-attuatori ad Arzano, in pieno hinterland napoletano. IPM (Industria Politecnica Meridionale) è il nome di questa piccola officina che negli anni a seguire inizia a dedicarsi anche alla riparazione di telefoni a gettoni. Grazie poi ai forti investimenti nella produzione di telefoni pubblici, diventerà una delle aziende leader in questo settore. Produttrice dei gettoni telefonici e fornitore per la SIP di telefoni pubblici per il mercato italiano e non, l’azienda arriva a contare all’inizio degli anni Novanta più di mille dipendenti e avvia un processo di internazionalizzazione verso l’Europa orientale e il Sud Est Asiatico.

L’offerta di IPM si è contraddistinta negli anni per l’alta tecnologia dei suoi prodotti. Un esempio fra i tanti è il telefono pubblico rosso ROTOR in grado di riconoscere 6 tipi di monete controllandone diametro, lega e spessore. Ad essere più precisi i tagli in questione sono 50, 100, 200 e 500 lire italiane più il gettone telefonico che essi stessi producevano, mentre la sesta moneta non verrà mai utilizzata. Qualche tempo dopo l’azienda ha iniziato a produrre degli add-on in grado di utilizzare le schede telefoniche. Il ROTOR viene installato in Italia a partire dal 1987 e usato fino al 2002 ed è stato salutato allora come il telefono intelligente del futuro, capace di funzionare con contanti e carte telefoniche prepagate.

L’avvento della telefonia mobile e la parallela diminuzione dei telefoni pubblici si abbatte come un macigno sulla società che tentò di risollevarsi investendo in ricerca sulle tecnologie delle smartcard, attraverso l’azienda controllata Incard di Marcianise, ed entrando così sul mercato dell’infomobilità, del ticketing e della lettura dei documenti elettronici. Nonostante ciò, nel Maggio del 2012 l’IPM viene messa in liquidazione. Una cosa certa è che il know-how e oltre 50 anni di esperienza nel settore delle telecomunicazioni hanno reso il territorio campano terra fertile per realtà imprenditoriali dell’ICT. Non è un caso quindi che oggi in quest’area industrializzata della Campania hanno sede importanti aziende operanti a livello internazionale.

Una di queste è la GEP Spa, del gruppo francese Arjowiggins Security, il cui core business è la Security Identity and access control technology. Questa impresa campana nasce nel 1999 ad Arzano e progetta sistemi operativi per passaporti elettronici, token per l’accesso ai mezzi pubblici e bigliettazione elettronica. Anche GEP nasce nel solco dell’esperienza di IPM.

La GEP è nata ad Arzano, a due passi da dove una volta c’era l’IPM” – afferma Dayton Marcucci, CTO di GEP. Secondo lui la presenza di IPM è stata decisiva nello sviluppo di un bacino industriale ricco come quello napoletano. IPM è l’esempio di come “le aziende diventano incubatori d’imprese e questo è un concetto molto importante”. Il valore di un’azienda risiede nella sua capacità di creare un ecosistema sostenibile e nuove opportunità di sviluppo imprenditoriale sul territorio. GEP è stata fondata da gruppo di impiegati provenienti da quella che una volta era Incard, che “è un’azienda che si concentra molto sulle SIM e sulle carte bancarie, ma non si occupa di tecnologie per la bigliettazione e i passaporti; noi siamo usciti per fare questo. Magari un giorno qualcuno uscirà da GEP e farà altre cose “.

Uno dei prodotti più famosi targati GEP è il biglietto della finale per la FIFA World Cup 2014 in Brasile. Grazie a un sistema interamente progettato nella loro sede di Arzano, la GEP ha garantito l’impedimento totale di accessi non autorizzati allo stadio Maracanà di Rio de Janeiro. Uno dei biglietti FIFA prodotti da GEPIl sistema garantiva diversi livelli di sicurezza tali da permettere un accesso immediato al tornello dello stadio attraverso tecnologie abilitanti come l’RFID, ma anche elementi di sicurezza nella carta per poter fornire sistemi di autenticazione alternativi nel caso di danni all’elettronica. Oltre a e-ticket, GEP realizza documenti elettronici in grado di assicurare resistenza ad eventuali contraffazioni.

Il Passaporto è completamente differente rispetto ai biglietti” – continua Dayton – “ha un vero e proprio microcontrollore. Noi abbiamo sviluppato, disegnato e certificato il sistema operativo per il passaporto digitale, per la carta di identità e per altri documenti di questo genere, ma il passaporto è unico nel suo genere. È stato infatti il primo documento interoperabile, il che significa che le tecnologie usate erano note e utilizzabili in diversi paesi. Il chip contenuto all’interno del prodotto dispone di tutti i dati e il sistema operativo garantisce che solo chi è autorizzato a leggere questi dati possa effettivamente accedervi”.

GEP ha infatti prodotto gli e-passport per l’intera popolazione del Brasile, tessere del tifoso per diversi club di calcio italiani, anche di serie A: un risultato eccellente per un’azienda che è stata fondata da due dipendenti in una sede di soli 40 metri quadri.

Rocco Marco Guglielmi, Giovanna D’Urso