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IoT: Home Automation – il futuro che tarda ad arrivare

Oramai sono diversi anni che si sente parlare di Home Automation, Domotica e Smart Home. Nei primi anni duemila sembrava addirittura che nel giro di una decina d’anni queste tecnologie sarebbero entrate nella vita di ogni giorno: la casa si sarebbe gestita autonomamente garantendo temperature e tassi di umidità ottimali, le luci si sarebbero automaticamente accese all’apertura della porta e le tapparelle si sarebbero abbassate al primo accenno di pioggia. Tutto questo riducendo i consumi domestici grazie ad una accurata gestione dei servizi.

Ed entrando nell’era dell’Internet of Things ci saremmo aspettati interfacce scintillanti e futuriste da far impallidire J.A.R.V.I.S. di Tony Stark. Ma così non è stato e per capire a fondo le dinamiche di questo settore abbiamo esplorato l’ecosistema campano in cerca di quelle realtà che cercano di trovare spazio nel mercato della domotica. Abbiamo così incontrato Carmine Noviello, CTO di AirQ Networks, spin-off del CNR che si occupa di automazione e domotica da diversi anni.

Il settore della domotica è estremamente complesso perché il mercato è fatto per l’80-85% dai grossi player dell’automazione elettrica industriale” – ci spiega Noviello – “e questa fetta di mercato è intoccabile: hanno una rete estremamente capillare e hanno un brand alle spalle.” Eppure contendersi una fetta di mercato appare assai complesso e la domotica continua a non prendere piede poiché ci sono diversi problemi. Innanzi tutto pare che non sia chiara la direzione da seguire: non esiste uno standard unico in questo settore e molti dunque continuano a proporre soluzioni proprietarie. Inoltre, l’ingresso in questo settore richiede un elevato numero di prodotti a catalogo a prezzi decisamente competitivi. Come se non bastasse a ciò si aggiunge uno scetticismo generale: si, perché se da un lato i prezzi proposti dalle grosse case per un sistema domotico sono esorbitanti (mai meno di cinque cifre) dall’altro gli installatori ben si guardano dall’affidarsi a tecnologie che spesso non comprendono.

Ma nonostante le asperità, AirQ Networks è riuscita a ritagliarsi una fetta di mercato puntando su qualità e prezzi equi. AirQ Networks offre oggi a catalogo una varietà di prodotti e propone un sistema domotico all’avanguardia a prezzi decisamente contenuti. “Siamo nati come Spin-Off del CNR” – racconta Noviello – “Avevamo realizzato, nel 2009, un sensore senza fili in grado di lavorare fino a -40° per due anni con una batteria usa e getta. Vedendo un’opportunità di mercato abbiamo fondato l’azienda occupandoci principalmente della gestione della catena del freddo. Abbiamo poi sviluppato altri sensori e per due o tre anni ci siamo occupati solo di questo.” Nel corso degli anni AirQ Networks e passata ad occuparsi anche di attuazione oltre che di sensing proponendo centraline wireless per il controllo dei carichi con la possibilità di interfacciarsi ad uno smartphone attraverso un’applicazione grafica che agevola sia l’utente finale sia l’installatore al quali non sono richieste competenze informatiche avanzate. “Ad oggi abbiamo a catalogo una ventina di prodotti fra sensori e attuatori.

AIRQ
Una scheda di attuazione di AirQ Networks.

A rendere interessante questa azienda non sono solo la qualità dei prodotti a catalogo e l’innovazione che essi propongono ma anche il fatto che essi sono riusciti a costituirsi autofinanziandosi e insistono sul territorio nonostante abbiano ricevuto proposte di partecipazione alla società in caso di migrazione in Svizzera. “L’80% di ciò che vendiamo viene prodotto in Cina, qui montiamo la parte non SMD, confezioniamo il prodotto e lo spediamo. Tuttavia, la Cina inizia a non convenire più e stiamo valutando seriamente di riportare la produzione qui in Italia“.

Un’altra azienda che sta cercando di aggredire il mercato della domotica ha sede ad Aversa a pochi passi dal centro della piccola cittadina in provincia di Caserta e si chiama Aeromechs, start up che collabora attivamente con la Seconda Università di Napoli. L’azienda è formata da quattro soci, ha due dipendenti a tempo indeterminato e si avvale della collaborazione di due persone esterne che si occupano di marketing e contabilità. Abbiamo incontrato Beniamino Guida, giovane CEO di questa società.

La storia di questa start up è molto particolare poichè essa ha radici in un settore che a prima vista potrebbe apparire completamente scorrelato alla domotica. Nei primi anni di vita infatti, AeroMechs ha trovato sostentamento nei progetti europei in ambito aeronautico come MOET o il macro progetto Clean Sky che vede tra i partner anche grossi player del settore come Alenia Aermacchi S.p.A. I ragazzi di Aeromechs si sono occupati di gestione intelligente dei sistemi a bordo (luci, prese elettriche, aria climatizzata, etc.). “Tipicamente a bordo abbiamo dei generatori che sono dimensionati per reagire opportunamente ai sovraccarichi” – ci spiega Guida. I generatori sono dotati di due distinti sistemi capacitivi per la gestione di overload: il primo gestisce overload che durano meno di cinque secondi, l’altro quelli che durano meno di cinque minuti. Sempre secondo Guida: “Noi abbiamo sviluppato un sistema chiamato Enhanced Energy Management che è in grado di rilevare l’overload e togliere potenza a dei carichi a seconda della fase di volo rientrando sotto la soglia in meno di cinque secondi“. In questo modo la capacità a cinque minuti diviene superflua e ciò significa risparmio in termini di costi di produzione e manutenzione e in termini di peso del sistema.

L’esperienza accumulata nella gestione dei carichi, seppur in ambiente aereonautico, ha trovato largo impiego nella Home Automation, settore in cui questa azienda entra grazie a X-DOM, un progetto a cui AeroMechs sta lavorando da quasi un anno e che è oramai in fase prototipale. Nella prima versione di X-DOM la comunicazione avviene via Wi-Fi ha la possibilità di controllare luci domestiche, apertura/chiusura di tapparelle e serrande, ed il riscaldamento agendo da remoto sulla caldaia. Nonostante la prima versione di X-DOM non sia ancora pronta al mercato AeroMechs ha già ricevuto offerte: una di queste da una ditta pugliese produttrice di case mobili da campeggio. “Stiamo già pensando alla versione 2.0” – conclude Guida – “e stiamo valutando di utilizzare un canale di comunicazione a onde convogliate minimizzando le immissioni in etere e provvedendo a sviluppare dispositivi che possono essere alloggiati nelle cassette standard 503. Inoltre, sono previsti dispositivi a IR per simulare i comportamento di telecomandi e controllare quindi alcuni carichi altrimenti incontrollabili“.

Differente è l’approccio al mercato di MicroBees che ha deciso di aprire la propria azienda in quella che è de facto una piazza d’affari internazionale: Londra. Alla domanda – “Perché Londra?” – risponde Carmelo Mirabile, Co-Fondatore e CEO di Microbees: “Certamente non è per espatriare! La società ha una sede a Londra perché abbiamo voluto dare vita a un progetto internazionale che, dal punto di vista di presentabilità avesse una marcia in più. Però, MicroBees ha una società di ricerca e sviluppo tutta italiana in Campania, ad Aversa. L’idea è produrre un prodotto in Italia e presentarlo su piazze internazionali. Infatti abbiamo costituito una società anche negli Emirati Arabi a Dubai e una nella Silicon Valley“.

MicroBees si propone di rendere Smart una casa, senza la necessità di interventi invasivi, mettendo in rete le varie utenze e offrendo servizi informatici avanzati. “I nostri prodotti sono basati su comunicazione a Radio Frequenza nella banda libera di 433 MHz. Abbiamo realizzato un protocollo proprietario e stiamo ultimando l’iter per coprire il protocollo con brevetto Europeo. Questo perché abbiamo spinto molto sulla sicurezza del protocollo stesso. Ci siamo poi adoperati affinché la nostra soluzione fosse installabile senza l’ausilio di un tecnico“. Infatti il sistema di MicroBees è basato su 3 prodotti fondamentali: gateBee, wireBee e senseBee. Mentre senseBee raccoglie informazioni sull’ambiente domestico (Temperatura, Umidità dell’aria, etc.) ed è in grado di gestire carichi quali sistemi di condizionamento, wireBee di presenta come una prolunga intelligente in grado di raccogliere informazioni circa i consumi. Tutti le informazioni sono poi veicolate attraverso gateBee, l’unità centrale, ad un Cloud. L’utente può così, attraverso il web o l’applicazione MyBees, stabilire delle regole di gestione della casa anche distaccando le singole utenze.

AIRQ
Una schermata di MyBees.

A dimostrare il livello di integrazione del sistema di MicroBees con Internet c’è la possibilità di fissare regole di automazione a partire ad esempio da un Like su una pagina Facebook o a partire da un Tweet. Inoltre il Cloud è in grado di raccogliere informazioni da servizi meteo e dalla localizzazione GPS dello smartphone del proprietario di casa interpolando i dati e ottenere automazioni più complesse. “A settembre saremo pronti ad aprirci verso terze parti che sviluppino applicazioni in maniera indipendente. Il nostro valore aggiunto è lo sforzo continuo di dare libertà di scelta all’utente. Noi abbiamo stimato che l’uso del nostro sistema riduce i consumi fino al 30%. Oggi si vede la domotica come qualcosa di accessibile solo per certe categorie di popolazione, mentre in realtà i nostri prodotti sono davvero accessibili a tutti (si parla di 600€ per un kit sufficiente a automatizzare una casa media ndr), inoltre non stiamo parlando della domotica che serve a fare l’effetto cinema quando inizia un film, ma è una tecnologia che permette di risparmiare energia o di facilitare la vita“.

Questa azienda vanta produzione e vendita di diverse centinaia di migliaia di prodotti all’anno. Ad oggi la sede italiana ha tre dipendenti a tempo indeterminato e due collaboratori esterni. “Quello che manca in Italia è il tessuto imprenditoriale. Oggi MicroBees ad Aversa è una mosca bianca: non è questo il luogo adatto per fare networking. Io non immagino la mia società come quella che produrrà sempre tutto da sola. Non ti nego che se oggi facessi una passeggiata nella Silicon Valley svilupperei in due giorni i contatti che svilupperei in Italia in forse tutta la vita. Però” – conclude Mirabile – “ci fa piacere rimanere in Italia, sono diversi anni che collaboro con i giovani dell’Università campana ed hanno un’apertura mentale e una predisposizione al lavoro che non si trova in nessun’altra parte del mondo“.